Articolo originale di Erika Morphy del TechNewsWorld del 28/06/2011
Il presidente Eric Schmidt prevede giorni difficili nel rapporto del colosso dei motori di ricerca con i governi mondiali. “La censura sta aumentando nel mondo” ha affermato durante il “summit on militant violence” organizzato dalla stessa Google a Dublino.
Quanto dovrebbe essere libera di circolare l’informazione è sempre stata una questione spinosa per le compagnie che lavorano in internet e che hanno a che fare coi regimi più restrittivi. Diversi anni fa il governo cinese ha chiesto a Yahoo di rivelare l’identità di un utente che aveva anonimamente postato sul web del materiale relativo al massacro di Piazza Tiananmen. Il risultato fu l’arresto, la tortura e la detenzione in carcere per dieci anni per Wang Xiaoning.
Anche Google non è nuova a questo tipo di pressioni. Questi eventi sono considerevolmente aumentati con la nascita quest’anno della “Primavera Araba” che ha portato al rovesciamento dei governi in Tunisia ed Egitto dove da rivolta è stata alimentata da un esteso utilizzo dei social media. Alcuni stati autoritari si sono mossi per fermare queste attività in internet ed altri sicuramente li seguiranno. In questi tumulti gli stessi impiegati di Google possono rischiare l’arresto e la tortura.
I governi stanno realizzando che internet è diventata pervasiva e potente come la televisione, ha detto Schmidt, sottolineando che nella maggior parte degli stati autoritari la TV è già fortemente controllata dal potere governativo. Jason Wisdom, presidente e CEO della Wisdom Consulting, commenta queste affermazioni di Schmidt: “È facile capire come mai Google stia assumendo un punto di vista pessimistico riguardo questo argomento, se si considera la sua esperienza negativa sulla censura di internet. Hanno subito attacchi informatici diverse volte e il loro dirigente Wael Ghonim è stato incarcerato in Egitto per una settimana dopo aver contribuito ad incitare il movimento anti-Mubarak.”
Il professor Derek Bambauer della Brooklyn Law School invece commenta: “I dipendenti di Google possono essere a rischio se vivono o lavorano in uno stato che censura internet. La decisione quindi di non piazzare i suoi .kz server in Kazakhstan è proprio il tipo di prudente risposta che l’azienda dovrebbe prendere per salvaguardare sia la libertà di espressione che le vite dei suoi dipendenti.”
E poi aggiunge: “La censura di internet non è prerogativa solo dei governi restrittivi: anche Inghilterra, Francia, Germania e Corea del Sud filtrano internet e gli Stati Uniti con l’amministrazione Obama si apprestano a farlo.”
Come opporsi
Il professor Bambauer ipotizza tre possibilità per combattere la censura:
- La prima è combattere la tecnologia con la tecnologia: gli attivisti possono usare server proxy , reti virtuali private, Tor, e altri strumenti per bypassare la censura e la sorveglianza governativa. Il problema è che questi strumenti possono essere difficili da usare e gli stati-censori possono velocemente riuscire a bloccarli, con il risultato di un gioco del gatto col topo tra servizi di sicurezza e attivisti.
- La seconda è di predisporre per un accesso in rete senza filtri. Il progetto “Internet in una valigetta” del Dipartimento di Stato è parte di questa tattica, ad esempio gli attivisti mediorientali hanno usato di tutto dal satellite alle chiamate telefoniche a lunga distanza per oltrepassare le restrizioni.
- L’ultima è lo sneakernet, ovvero contrabbandare video, messaggi, e articoli oltre i confini di uno stato utilizzano flash-drives, telefoni satellitari e donkeys.
