Vulnerabilità zero day su WordPress, il rischio è ancora alto

wordpress 300x267 Vulnerabilità zero day su WordPress, il rischio è ancora altoNonostante sia trascorso più di un mese dall’annuncio della vulnerabilità della libreria timtumb.php su WordPress e nonostante molti utenti siano corsi ai ripari aggiornando il codice vulnerabile ancora adesso i tentativi di sfruttare la falla da parte dei blackhat sono molto frequenti sulle migliaia di blog WordPress attivi in rete. Il nostro staff ha rilevato a partire già dai primi giorni di Agosto (momento in cui la vulnerabilità è stata diffusa) numerosi tentativi di infezione sulle piattaforme server gestite, tentativi che ovviamente non sono andati a buon fine grazie agli sbarramenti di difesa attivi su tutti i server dei nostri clienti. Ritrovarsi con un blog compromesso può essere più frequente di quanto si possa pensare e molto spesso le infezioni sono silenziose allo scopo di indurre pochi sospetti nell’utente colpito.

L’obiettivo principale di un attacco su un blog WordPress è quello di sfruttare le vulnerabilità RFI (remote file inclusion) allo scopo di eseguire l’upload di file malevoli sullo spazio web colpito. Alcuni degli ultimi script malevoli analizzati sono stati creati allo scopo di effettuare il collegamento con un server IRC esterno che viene utilizzato per la creazione di una o più botnet di blog WordPress infetti. Le botnet in oggetto sono nella maggioranza dei casi gestite da soggetti indonesiani, molto spesso gli stessi autori delle reti ecommerce infette basate su osCommerce di cui ci siamo occupati in precedenza su questo blog.

Di seguito alcuni estratti dei bot Php recuperati dove è chiaramente visibile la parte di codice dedicata alla connessione con i server IRC delle botnet :

bot Vulnerabilità zero day su WordPress, il rischio è ancora alto

bot1 Vulnerabilità zero day su WordPress, il rischio è ancora altoAnche a distanza di anni o mesi dalla release di una vulnerabilità è altamente probabile che gruppi di blackhat siano intenzionati a sfruttare questi exploit bersagliando migliaia di blog alla ricerca delle installazioni vulnerabili e non aggiornate, che sono comunque in una percentuale sempre molto alta. I punti salienti della difesa :

- mai abbassare la guardia anche a distanza di mesi dall’uscita della vulnerabilità

- aggiornare, aggiornare, aggiornare

- verificare elementi sospetti come connessioni verso porte riconducibili al traffico IRC (6667,6668,6669,7000,7050) o rallentamenti del server

- prevedere verifiche periodiche del server che ospita i siti o i blog dell’utente

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Ancora vulnerabilità per osCommerce

La vita dello sviluppo di osCommerce, noto applicativo web per la costruzione di shop online, è stata già dall’inizio particolarmente travagliata. Le versioni più giovani hanno sofferto di gravi vulnerabilità che tutt’oggi affliggono il codice seppure in maniera diversa.

oscommerce logo Ancora vulnerabilità per osCommerceIn tempi recenti le numerose installazioni di osCommerce presenti in rete sono state colpite da tre campagne di attacchi, la prima basata su iniezioni di iframe malevoli e sia la seconda che la terza basate su vulnerabilità di tipo file upload. Ieri il team di 1337day.com ha rilasciato informazioni sull’ennesimo exploit per osCommerce basato su una debolezza del file configuration.php. E’ importante ricordare che la maggior parte degli attacchi verso i web server che ospitano osCommerce vanno a buon fine a causa di cattive configurazioni dei permessi per quanto riguarda i file dell’installazione. Avere la directory admin impostata con 777 non è mai una buona idea. Gli attacchi diretti agli shop basati su osCommerce sono particolarmente interessanti per gli script kiddies che possono sfruttare le debolezze dell’applicativo caricando sullo spazio web scelto come bersaglio una miriade di script malevoli come mailer e shell Php. I cracker più esperti invece utilizzano gli shop infetti per costruire delle botnet. Abbiamo osservato un numero consistente di botnet basate su centinaia di installazioni infette di osCommerce utilizzate dai botmasters per diffondere a macchia d’olio bot php e shell. Il server che ospita un’installazione vulnerabile di osCommerce diventa un bot al servizio del botmaster che utilizza questo primo trampolino di lancio per diffondere ulteriolmente l’agente d’attacco ad un numero sempre crescente di installazioni.

Per garantire un livello adeguato di sicurezza su osCommerce è necessario:

  • stare al passo con gli aggiornamenti del codice
  • verificare la corretta impostazione dei permessi su file e directory
  • verificare la corretta configurazione del web server
  • proteggere la directory admin

Ulteriori informazioni sulle vulnerabilità di osCommerce :

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Analisi: utilizzi malevoli di psyBNC

psyBNC è un bouncer IRC molto popolare. Un bouncer è una tipologia di software che è paragonabile per alcune caratteristiche ai proxy. I bouncer sono orientati all’ambiente IRC e servono sostanzialmente come anonimizzatori per nascondere la fonte della connessione nel momento in cui un utente esegue l’accesso su un server IRC. L’utilizzo più comune prevede l’installazione di psyBNC su una macchina che può essere anche un semplice server virtuale a basso costo che verrà utilizzato come intermediario durante la connessione ad un server di chat IRC. Il mondo di IRC nasconde molto di più di ciò che potrebbe sembrare all’apparenza. Nato come luogo di incontro virtuale agli albori dell’era internet i server IRC di tutto il mondo ospitano spesso canali pullulanti di hacker e cracker più o meno esperti e con intenzioni più o meno trasparenti. Nel post che segue vedremo l’analisi di una versione di un kit psyBNC utilizzato da individui con pochi scrupoli allo scopo di infettare in modo silenzioso i server più vulnerabili che verranno poi utilizzati come proxy per la connessione a canali IRC underground. In questo caso il termine underground è da leggere nell’accezione più oscura del termine essendo questi canali popolati da soggetti dediti ad attività al limite del legale.

La directory .fonts/adm

La directory .fonts/adm ha fatto la sua comparsa su un server allestito allo scopo di honeypot (una sorta di vasetto del miele per le api, dove il miele è un server altamente vulnerabile e le api sono i blackhat che non aspettano altro se non compromettere la macchina vulnerabile). L’ambiente di lavoro è un’installazione osCommerce 2.3, una versione notoriamente vulnerabile alle inclusioni di file remote di cui abbiamo dimostrato l’exploit in questo post. Come se non bastasse l’accesso al server è stato reso ancora più semplice impostando un nome utente molto comune protetto da una password facilmente prevedibile. Dopo una serie di bruteforce, un metodo d’attacco che prevede il tentativo di un determinato elenco di password contro un account utente l’attaccante ha avuto accesso al server eseguendo successivamente l’upload della versione malevola di psyBNC, creando la directory .fonts/adm nella home utente /home/oscommerce.

Il kit psyBNC è formato da vari file che comprendono alcuni script per l’avvio del bouncer e per il setup di un crontab che avrà il compito di tenere il bouncer sempre attivo.

psybnc Analisi: utilizzi malevoli di psyBNCIl file bash (che non ha nulla a che vedere con la vostra shell preferita) è uno script per l’avvio dell’eseguibile miau, il bouncer vero e proprio. Miau è una versione modificata di psyBNC. Il codice dello script bash :

PSYBNCPATH=/home/oscommerce/.fonts/adm
if test -r $PSYBNCPATH/pid; then
PSYPID=$(cat $PSYBNCPATH/pid)
if $(kill -CHLD $PSYPID >/dev/null 2>&1)
then
exit 0
fi
fi
cd $PSYBNCPATH
./h -s /usr/libexec/mysqld ./miau -d /home/oscommerce/.fonts/adm/ &>/dev/null

La caratteristica più interessante del kit è la presenza dell’eseguibile h, un process faker. I process faker sono dei tool molto ambigui utilizzati per nascondere il vero path di un processo. Nell’ultima riga dello script è possibile intuire l’utilizzo di h che viene avviato per nascondere il bouncer miau dietro il nome di un processo abbastanza comune sulla quasi totalità dei server, mysqld. Un utente poco attento ignorerà quasi sicuramente la presenza di un bouncer camuffato sotto il nome mysqld.

I bouncer malevoli vengono compilati ed eseguiti direttamente sul server colpito dall’upload di questi kit. La compilazione personalizzata consente di adattare il bouncer al sistema che lo ospita. E’ per questo motivo che una delle regole principali della procedura di messa in sicurezza di un server prevede la disinstallazione dei compilatori o almeno la restrizione d’utilizzo per gli utenti di sistema non privilegiati.

Il bouncer miau si appoggia al file di configurazione miaurc che contiene le indicazioni principali circa i server IRC a cui il bouncer dovrà connettersi. Un estratto di miaurc, troncato per ovvi motivi :

nicknames = {
"Raluca"
"MucMic"
"inetiapl"
"running"
}
realname = "zu"
username = "zu"
password = "*****"
listenport = "40000"
servers = {
"us.undernet.org":"6667"
"eu.undernet.org":"6667"
"208.83.20.130":"6667"
}
connhosts = {
"*":"yes"
}

Il bouncer inoltre è dotato del logging, rediretto sui file inbox e log. Molto spesso i kit psyBNC vengono utilizzati per connettere sono un controllo centralizzato un determinato numero di server compromessi allo scopo di formare botnet più o meno numerose, esistono infatti versioni molto sofisticate dei bouncer che includono funzioni di controllo remoto e di istruzione dei comandi.

La rilevazione dei bouncer malevoli è spesso difficoltosa dato che la maggior parte degli antivirus per Unix e Linux ignora la presenza di questi processi e non rileva come nocivi i binari sottoposti ad analisi. L’identificazione di queste infezioni è possibile attraverso :

- l’analisi dei processi sospetti

- l’analisi delle connessioni di rete sospette, dirette verso le porte IRC come la 6667

- l’analisi del traffico di rete

La presenza dei bouncer malevoli è inoltre molto spesso silenziosa e la possibilità di rilevazione varia in base alla quantità di traffico che transita attraverso il server infetto.

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