Mitigazione degli attacchi DoS

Damballa e The Internet Storm Center sono rispettivamente una società ed un’organizzazione molto stimate in campo sicuristico per il loro costante focus sui pericoli della rete e sulle possibili risoluzioni. Con due recenti post apparsi sui rispettivi blog è stata posta molta attenzione alla problematica degli attacchi DoS, un argomento che sta tenendo banco ora come non mai a livello mondiale.

internet storm center6 Mitigazione degli attacchi DoS

Il DoS è una minaccia concreta e pericolosa a cui provider ed amministratori di rete cercano di opporre soluzioni e sbarramenti non sempre efficaci. La verità è che attualmente la tipologia di attacchi DoS è assolutamente diversificata e per rispondere a pericoli multiformi è necessario attuare protezioni ugualmente dinamiche e strutturate. Gunter Ollmann, un ricercatore in forze presso Damballa suggerisce due metodi di identificazione e mitigazione dei DoS. Il primo si basa sui rilevamenti raccolti attraverso l’utilizzo di sistemi di Network Anomaly Detection Systems, che posso catturare eventuali allerte ed anomalie che si dovessero verificare all’interno di una determinata rete, attivando le protezioni necessarie.

Il secondo metodo si basa sulla rilevazione diretta del traffico tra eventuali host facenti parte di una botnet che rappresenta la sorgente dell’attacco DoS ed i rispettivi server di controllo. Alcune tecniche di disturbo e di difesa dalle botnet possono essere attuati per mitigare i danni provocati da un attacco DoS coordinato e distribuito.

Quali che siano i metodi di difesa è necessario comunque che essi siano multistrato, con protezioni sia a livello del provider di connettività sia a livello server. Non esiste dunque un metodo di risoluzione definitivo ma una serie di protezioni ad anello che possono essere interposte tra l’attaccante e la vittima.

Un circuito protettivo costituito da : meccanismi di null-route, rilevazione delle anomalie, firewall hardware e software e connection tracking possono aiutare l’amministratore di rete a mitigare i danni prodotti dagli attacchi DoS. Data la natura alquanto varia degli attacchi, che possono essere di tipo DDoS, HTTP DoS o DoS basati sulla saturazione della banda, una sola contromisura può rivelarsi inefficiente ed è dunque necessario adottare protezioni complementari e distibuite su più livelli.

botnet1 Mitigazione degli attacchi DoS

Come sottolineato comunque da Mark Hofman dell’ Internet Storm Center, oltre ad un adeguato livello di protezione è necessario poter disporre di documentazione e procedure ben precise da poter adottare in caso di attacco. Uno schema di massima prevede :

  • la preparazione a subire eventuali attacchi
  • l’identificazione degli stessi
  • il contenimento
  • il blocco degli attacchi
  • il recupero dell’infrastruttura dopo l’attacco
  • la stesura di documenti a fine incidente

In sostanza si evince che un’adeguata preparazione e consapevolezza unite ad un’infrastruttura protettiva multistrato possono aiutare amministratori di rete e di sistema oltre ai grandi provider ed ISP ad uscire a testa alta da attacchi DoS distruttivi come quelli che devastano quasi giornalmente piccoli e grandi operatori della rete.

Riferimenti esterni :

DDOS, the new black?
Cauterizing DDoS and Spam Botnet Participation

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5 cose che devi sapere sui servizi managed

La stragrande maggioranza degli utenti è abituata ai classici disclaimer di servizio che ci vengono presentati con i contratti di hosting che tutti conosciamo. Si tratta dei termini di servizio, documenti in cui il provider/hoster si impegna a garantire delle condizioni di utilizzo oltre a stabilire diritti e doveri che devono essere osservati sia da parte del fornitore stesso sia da parte del cliente utilizzatore del servizio.

Un aspetto che viene spesso trascurato riguarda invece i termini di servizio applicati ai contratti di tipo managed.

Un servizio managed come quello che può essere offerto dal fornitore del server o da società specializzate nella gestione degli stessi ha delle regole ben precise a cui la clientela deve attenersi. Piccole regole che possono servire ad evitare grandi disastri. Vediamole nel dettaglio.

monitored1 5 cose che devi sapere sui servizi managedIl cliente (non) ha sempre ragione

Esiste un clima di diffidenza abbastanza marcato che coinvolge gli operatori di servizi managed e contribuisce ad allargare la forbice comunicativa tra cliente e fornitore del servizio. In poche parole il cliente non si fida e vuole capire nel dettaglio cosa viene fatto sul suo server. E’ per questo motivo che la richiesta più frequente da parte dei clienti è quella di avere accesso root al server. In questo caso possono delinearsi due scenari :

  • il cliente ha acquistato un server, ha già accesso root e dopo aver affidato l’assistenza a terzi vuole comunque visionare attraverso un accesso superuser le operazioni svolte
  • il cliente acquista un server managed presso un fornitore ma questo tipo di servizio prevede che al cliente non venga fornito accesso root, che sarà solamente a discrezione del supporto

Il cliente deve fidarsi

A queste due tipologie di scenario corrispondono altrettante soluzioni:

  • il cliente deve fidarsi del supporto, delegando tutte le operazioni senza esitazioni o dubbi
  • il cliente viene dotato di accesso root

La seconda opzione è quella più pericolosa. In questo caso non resta che assecondare l’utente, non prima di aver messo nero su bianco alcuni punti, veramente molto importanti.

I doveri del cliente

Esistono dei diritti e dei doveri da ambedue le parti, sia da parte del fornitore che del cliente stesso. Un accesso root in mani poco esperte può causare danni irreparabili. Se il servizio di assistenza ha deciso di dotare anche il cliente di un accesso root al server, il cliente stesso deve sapere che :

  1. il servizio di assistenza non può essere ritenuto responsabile per eventuali danni al server derivanti da configurazioni errate eseguite attraverso accesso root da parte dell’utente proprietario del server o da soggetti esterni che dovessero operare sul server senza supervisione da parte del supporto stesso
  2. il servizio di assistenza non può essere ritenuto responsabile per eventuali danni hardware e/o economici derivanti da downtime o errori strutturali e di manutenzione hardware imputabili al fornitore del server, nel caso in cui il cliente acquisti la macchina separatemente, per poi affidarne la gestione a terzi
  3. il servizio di assistenza non può essere ritenuto responsabile per eventuali perdite di dati derivanti da una mancata messa in pratica delle procedure di backup da parte dell’utente, qualora le procedure stesse non dovessero essere incluse nel costo del pacchetto di gestione managed
  4. il servizio di assistenza non può essere ritenuto responsabile per eventuali intrusioni sul server causate da scelte di password deboli da parte dell’utente e facilmente prevedibili da bot e script di brute forcing. Sui pacchetti di gestione offerti è prassi consolidata l’inclusione di servizi di hardening e di messa in sicurezza del server. Nonostante l’implementazione di questo tipo di protezioni consenta di essere al riparo dalle minacce più comuni, nulla può salvare i dati ed il server stesso qualora il cliente o gli utenti decidano di utilizzare password troppo deboli e facilmente prevedibili
  5. il servizio di assistenza non può essere ritenuto responsabile per eventuali perdite di dati derivanti da digitazioni errate di comandi da parte dell’utente o del cliente. In parole povere, un cliente con accesso root, potrebbe per inesperienza lanciare inavvertitamente un rm -rf sulla directory radice /, un incubo che disturba la notte di molti sistemisti

Dunque il primo passo per prevenire danni e disastri è mettere al corrente i clienti dei rischi derivanti dall’avere un accesso root al server. Patti chiari, lunga vita al server.

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